Certificazione e qualità nelle filiere dell’agroalimentare

La certificazione delle filiere agroalimentari è il tema della nuova indagine dell’Osservatorio Accredia.

Le imprese certificate della filiera agroalimentare italiana durante gli anni della crisi hanno incrementato la quota di fatturato per export di 9 punti percentuali, passando dal 27% del 2007 al 36% nel 2014, e quella imputabile direttamente ai prodotti certificati al 70%.

È quanto emerso dall’indagine dell’Osservatorio “Certificazione e qualità nella filiera dell’agroalimentare”, realizzato da ACCREDIA, in collaborazione con il CENSIS, e presentato il 6 ottobre scorso a EXPO Milano 2015 nella cornice del Convegno “Le certificazioni nell’agroalimentare: una garanzia di qualità e competitività in Italia e nel mondo”.

Sono dati che testimoniano quanto sia fondamentale garantire qualità e sicurezza in un settore strategico per l’economia italiana come quello delle produzioni agroalimentari, perché aiuta a rafforzare una delle espressioni del made in Italy più apprezzate nel mondo, in cui rivestono un ruolo chiave le certificazioni di filiera, riguardanti tutte le imprese, aziende agricole di produzione, trasformazione, distribuzione, ristorazione e altre che concorrono alla creazione del valore per il consumatore.

Certificazioni specifiche per la Grande Distribuzione Organizzata, come BRC, IFS e GlobalG.A.P., oltre alle attestazioni regolamentate più note come Bio, DOP, IGP, STG, sono strumenti in grado di consentire alle imprese di accedere ai canali della grande distribuzione, di accrescere il loro volume di affari e di essere competitive a livello internazionale, nonché di soddisfare le esigenze del consumatore finale, in termini di qualità e sicurezza, ma anche le aspettative inerenti a tipicità, territorialità, sostenibilità ed eticità delle produzioni.

Il quaderno: Certificazione e qualità nelle filiere dell’agroalimentare (PDF)